domenica 20 aprile 2014

Sing Sing (1983)



di Sergio Corbucci


Regia: Sergio Corbucci. Soggetto: Franco Ferrini, Enrico Oldoini. Sceneggiatura. Sergio Corbucci, Franco Ferrini, Enrico Oldoini. Fotografia: Sandro D’Eva. Montaggio: Ruggero Mastroianni. Musica: Armando Trovajoli. Scenografia: Marco Dentici. Produttore: Mario e Vittorio Cecchi Gori. Durata: 110’. Interni: De Paolis, Reggia di Caserta. Esterni: Londra, Roma. Genere: Commedia. Interpreti: Enrico Montesano, Adriano Celentano, Paolo Panelli, Vanessa Redgrave, Marina Suma, Rodolfo Laganà, Carla Monti, Franco Giacobini, Angela Goodwin, Lando Fiorini, Pietro De Silva, Ugo Bologna, Gianni Minà, Maurizio Romoli, Mario Cecchi Gori. 


Sergio Corbucci (Roma, 1927 - 1990), dirige un numero incalcolabile di pellicole, spaziando tra i generi più popolari del cinema italiano, ma soffermandosi sulla commedia, rendendo scostumata la commedia di costume e portandovi la parolaccia a ruota libera e il riso di grana grossa (Enrico Giacovelli). Sing Sing (1983) è una commedia farsesca scritta da Franco Ferrini ed Enrico Oldoini, composta da un prologo metacinematografico e da due episodi (Edoardo e Boghy). Il prologo è il momento più originale del film. Vediamo una scena avulsa dal contesto con Celentano e Montesano in fuga dal carcere, vestiti come i galeotti d’un tempo: pigiama a righe e palla di ferro al piede.  Alcuni qui pro quo farseschi, caricature da vecchie comiche del muto e infine le guardie carcerarie uccidono i protagonisti a colpi di fucile. Immagini interrotte. Siamo in sala visione con il produttore (Ugo Bologna) adirato contro l’inetto regista che fa morire i due attori principali. Il regista si difende citando Monicelli che fece morire Gassman e Sordi ne La grande guerra, ma la critica accolse con favore la novità. Corbucci lancia dure frecciate ai critici: “Me ne frego della critica! Ti ho dato i due attori del momento e tu li fai morire! Ora vieni con me e riscrivi il finale!”, fa gridare al produttore. Nel frattempo Montesano e Celentano discutono su come avrebbero fatto il film ed è proprio il surreale dibattito che costituisce l’ossatura di una pellicola in due episodi.  


Il primo episodio - Edoardo, interpretato da Enrico Montesano, Vanessa Redgrave e Paolo Panelli - racconta la storia del figlio adottivo d’un meccanico romano (il fratellastro è Lando Fiorini), generato da un barone spiantato e da una prostituta, anche se lui si crede figlio della regina d’Inghilterra. Per questo motivo si reca a Buckingham Palace, salva per caso la vita alla regina, finisce in ospedale intervistato da Gianni Minà, ma quando capisce che la madre è ben altra persona si leva lo sfizio di andare a letto con la regina che si era invaghita di lui. L’episodio è fiacco, la sceneggiatura stenta a decollare, le battute latitano, gli equivoci sono piuttosto ripetitivi. Si ricorda un duetto volgarissimo ma efficace tra Minà e Montesano: “Ma allora lei è un ardito!”. “Che ar dito. Ar culo so’ stato ferito”. Le scene ambientate a Buckingham Palace sono girati nel Palazzo Reale di Caserta, ma gli esterni sono ripresi a Londra. Vanessa Redgrave è bella ed elegante in un ruolo congeniale da regina d’Inghilterra. 


Il secondo episodio - (Boghy, interpretato da Adriano Celentano, Marina Suma e Rodolfo Laganà) racconta la storia di un’attrice di pellicole sexy - horror perseguitata da un maniaco e protetta da un singolare investigatore. Classica comicità alla Celentano, slapstick e da cartone animato, con ampio uso del surreale, per la prima volta alle prese con un poliziesco comico. Corbucci scrive una parodia del poliziottesco (molte scene acrobatiche e inseguimenti) e di tutto il cinema di genere. Marina Suma è un’attrice che interpreta pellicole dai titoli assurdi: Il morso del vampiro, Gatto Killer, Masha, Il bacio di Drakulo…Non manca una doccia da commedia sexy, insolita nel cinema di Celentano, e apprezziamo un paio di nudi posteriori della bella attrice napoletana. La trama cita Psyco (1960) di Hitchcock e ne costruisce la parodia attraverso la figura del coatto Rodolfo Laganà che si traveste da vecchia madre per continuare a riscuotere la pensione. È lui il maniaco che tormenta la bella attrice per scacciarla di casa e affittare l’appartamento a un prezzo più alto. Adriano Celentano è uno strampalato Tenente Boghy che a un certo punto cita due suoi registi storici: “C’è una rissa in via Pipolo, angolo Castellano...”, che l’hanno diretto in molti film: Asso, Il bisbetico domato, Innamorato pazzo, Mani di velluto, Grand Hotel Excelsior, Il burbero... 


Un episodio felice, più riuscito, meglio sceneggiato e dai tempi comici efficaci, soprattutto divertono le trovate di metacinema, le scenografie e le situazioni da film horror e poliziottesco inserite in una trama farsesca. Il finale riprende i due attori ancora una volta insieme in sala visione con Montesano che imita prima Celentano e poi Totò. I due comici decidono di andare dal produttore per imporre le loro idee, ma escono dal colloquio vestiti da galeotti, camminando come Stan Laurel e Oliver Hardy, per interpretare un finale da comica nel quale sbattono il viso contro una vetrata. I produttori hanno sempre ragione. Tra l’altro il vero produttore del film - Mario Cecchi Gori - interpreta un cammeo da commissario di polizia nel secondo segmento del film. Ottima la musica di Armando Trovajoli, tra pezzi di swing, charleston e tip-tap, un colonna sonora che conferisce ritmo e brio a situazioni comiche montate con sapienza da Ruggero Mastroianni. Nel secondo episodio si nota la mano di Franco Ferrini sceneggiatore per i riferimenti horror e poliziotteschi. Il primo episodio è più nelle corde di Enrico Oldoini.

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