giovedì 22 luglio 2021

Il palazzo


Un cortometraggio indipendente tratto dal mio racconto Il palazzo, contenuto in Cattive storie di provincia (Acar Edizioni) 

venerdì 26 febbraio 2021

Senza buccia (1979)

 di Marcello Aliprandi

Senza buccia di Marcello Aliprandi è una coproduzione italo - spagnola, uscita sui grandi schermi nazionali nel 1979, nelle sale iberiche soltanto nel 1980; vede protagoniste di una commedia erotica tre bellezze del calibro di Lilli Carati, Ilona Staller e Olga Karlatos. Presenze maschili poco rilevanti come Maurizio Interlandi, un bello da fotoromanzo, il giovane spagnolo Juan Carlos Naya e Maurizio Lupi. Senza buccia proviene da un’idea originale di Ugo Liberatore - padre dell’esotico-erotico - che compone un inno all’amore libero in ambiente naturale sulla falsariga del vecchio Bora Bora (1965). 

Unica differenza che l’azione non si svolge su un’incontaminata isola tropicale ma in una location italiana altrettanto affascinante, tra una grande villa affacciata sul mare azzurro e i faraglioni, percorrendo le spiagge deserte dell’isola di Vulcano. Conosciamo un gruppo di giovani della ricca borghesia milanese che si dedica al nudismo seguendo le abitudini di una coppia di norvegesi incline ad amore libero e scambi di coppia. Ilona Staller e Lilli Carati si mostrano in numerosi nudi integrali, anticipando la scelta del porno, futura strada per entrambe, naturale per una Staller poco incline alla vera recitazione, un peccato per la Carati che aveva già interpretato un paio di commedie sexy, lavori interessanti come Avere vent’anni, Il corpo della ragassa, Le evase, Candido erotico e avrebbe ancora dovuto incontrare il cinema erotico di Joe D’Amato. Le porte del cinema hard si spalancheranno per lei sul finire degli anni Ottanta, con Una moglie molto infedele (1987) di Giorgio Grand e una poco memorabile manciata di pellicole. 

Il porno per Ilona Staller arriverà subito dopo questo film, che conclude la sua carriera ordinaria, dopo piccole parti recitate ne La supplente, La liceale, Vizi privati pubbliche virtù, L’ingenua, Cuore di cane … Olga Karlatos è Adriana, fascinosa trentaduenne che nel finale sblocca il sedicenne Daniele (Naya), lo fa innamorare, infine decide di abbandonarlo e di non dare seguito a una storia impossibile. Lilli Carati è Barbara, fidanzata di Giuliano (Interlandi), coppia dedita al nudismo secondo l’esempio di Trella (Staller) e del fidanzato Bjorn (Vouk). Giuliano perde la testa per Trella, porta Barbara sull’orlo del suicidio, infine la coppia si ricompone perché i due norvegesi decidono di fare ritorno a casa. Per loro è stata soltanto un’avventura, una dimostrazione di quanto sia libero e senza complessi il loro amore. La sfida erotica tra Lilli Carati e Ilona Staller a chi resiste più tempo nuda (integrale) sulla scena è una delle cose migliori del film, mentre Olga Karlatos è piuttosto morigerata, non partecipando alle regole nudiste. Molti i nudi maschili integrali, frontali e posteriori, senza malizia, molto naturali, sia lo spagnolo Naya che l’italiano Interlandi restano a lungo in primo piano senza veli. Senza buccia è una pellicola commerciale, certo non un capolavoro, ma ancora oggi si lascia vedere con interesse anche per la stupenda fotografia e le riprese non banali dell’isola di Vulcano. Musiche di Pino Donaggio da non sottovalutare, tra pezzi classici rielaborati e composizioni originali. Nudi, belli e innamorati, recita la frase di lancio, il titolo spagnolo Vacaciones al desnudo (Sin cascara resta comunque come sottotitolo tra parentesi) calca l’accento sul fatto che il film è ambientato tra i nudisti, mentre il titolo italiano è più ermetico.

Marcello Aliprandi (Roma, 1938 - 1997), diplomato regista presso l’Accademia Silvio D’Amico, si dedica al teatro e all’opera lirica, seguendo la scuola di Luchino Visconti. Primi contatti con il cinema datati 1963 come aiuto di Visconti (Il gattopardo) e Lattuada (Fraülein Doktor). Primo lungometraggio personale (pure soggettista e sceneggiatore) La ragazza di latta (1970), una favola amara quanto originale per realizzare una critica grottesca e ironica della società consumistica. Autore di altri sei film, dal 1974 al 1995, tutti di buon livello,  forse Senza buccia è il più commerciale, mentre Morte in Vaticano - un fantareligioso ispirato alla misteriosa morte di Papa Luciani - andrebbe riscoperto. Altri titoli: Corruzione al palazzo di giustizia (1974), Un sussurro nel buio (1976), Prova di memoria (1992), Soldato ignoto (1995). Lavora anche per la televisione (La cura comodissima, L’amante fedele, La mano indemoniata, I ragazzi della valle misteriosa, Quando ancora non c’erano i Beatles). Muore a soli cinquantanove anni.

Regia: Marcello Aliprandi. Soggetto: Ugo Liberatore. Sceneggiatura: César Fernández Ardavín, Ugo Liberatore. Fotografia: Raúl Pérez. Montaggio: Giorgio Serralonga. Musiche: Pino Donaggio. Costumi: Jaime P. Cubero. Trucco: Giovanni Morosi, Gerardo Raffaelli. Casa di Produzione: Laser Films, Luz Internacional Films S.A.. Paese di Origine: Italia, Spagna (1979). Durata: 97. Genere: Commedia Sexy. Distribuzione Italia: Titanus. Interpreti: Olga Karlatos (Adriana Berri), Juan Carlos Naya (Daniele) - doppiato da Carlo Valli, Maurizio Interlandi (Giuliano), Taida Urruzola (Nora), Miki Vouk (Bjorn), Ilona Staller (Trella), Lilli Carati (Barbara) - doppiata da Lorenza Biella, Maurizio Lupi (Maurizio).

Il mio cinema è su Futuro Europa: 
http://www.futuro-europa.it/dossier/cineteca

mercoledì 15 aprile 2020

Il ciclone (1996)


di Leonardo Pieraccioni


Regia: Leonardo Pieraccioni. Soggetto: Leonardo Pieraccioni. Sceneggiatura: Leonardo Pieraccioni, Giovanni Veronesi. Fotografia: Roberto Forza. Montaggio: Mirco Garrone. Musica Claudio Guidetti. Scenografia: Francesco Frigeri. Costumi: Nicoletta Ercole. Effetti Speciali: Fabio Traversari. Produzione: Vittorio e Rita Cecchi Gori per Cecchi Gori Group. Distribuzione: Cecchi Gori Group. Genere. Commedia. Durata: 91’. Interpreti: Leonardo Pieraccioni (Levante), Massimo Ceccherini (Libero), Barbara Enrichi (Selvaggia), Sergio Forconi (Osvaldo), Alessandro Haber (Naldone), Tosca D’Aquino (Carlina), Paolo Hendel (Pippo), Lorena Forteza (Caterina), Natalia Estrada (Penelope), Benedetta Mazzini (Isabella), Pilar Marin (Conchita), Anna Valeria Dini (Ines), Corinna Locastro (Maura), Mario Monicelli (Voce di Gino), Jerry Potenza (Lele), Gianni Ferreri (Gigi), Patrizia Corti (Franca), Gianni Pellegrino (Nello), Giuliano Grande (gratta e vinci), Alessio Caruso (Alejandro).


Un film talmente famoso da aver prodotto persino lo pseudonimo di una cantautrice (Levante), 75 milioni di euro d’incasso, una valanga di premi (persino eccessivi), soprattutto come miglior attore e miglior regista a un Pieraccioni che svolge il suo compito con generosità e passione, ma niente voli pindarici, purtroppo. Il ciclone si guarda volentieri anche oltre vent’anni dopo la sua uscita in sala ma ci rendiamo conto di tutte le sue debolezze. Partenza sprint con la presentazione degli attori -molto affiatati - e relative macchiette, battute, personalità, per poi calare inesorabilmente verso la metà della storia, dopo l’arrivo delle ballerine al casolare della famiglia Quarini e l’inevitabile amore tra Levante e Caterina. 

La storia è troppo nota per raccontarla, in fondo non esiste neppure una trama ma una riuscita riunione di personaggi in un borgo toscano, interpretati da un gruppo di attori in forma per dare vita a un riuscito film corale. Levante (Pieraccioni) è il ragioniere tutto calcoli e dichiarazioni Iva che finisce per innamorarsi di una ballerina di flamenco; Carlina (Tosca D’Aquino) è l’eterna innamorata di Levante che si ricorda per il gesto beffardo con la mano al naso (piripì); Pippo (Hendel) è il meccanico macho e allupato (Metto la sirena e faccio scattare il pronto soccorso erotico! Oggi finocchi freschi!); Selvaggia (Enrichi), innamorata della farmacista, vive un rapporto litigioso e vorrebbe fare outing, ma si concede una scappatella con Penelope; Nardoni (Haber) è l’impresario in bolletta che si consola trovando l’amore; Caterina (Forteza) e Penelope (Estrada) sono la nota erotico – esotica della pellicola, sconvolgendo Levante e Selvaggia; Libero (Ceccherini) è l’artista incompreso un po’ grullo che dà il ramato alle viti e non riesce mai a portare a termine una storia con una donna. Poi ci sono i personaggi da una battuta: Che ce l’hai il gratta e vinci?


C’è Mario Monicelli che presta la voce a Gino quando conversa con Levante dalla sua casa di campagna e non si vede mai. Novità della trama: l’attenzione all’amore omosessuale al femminile, fino a quel momento poco trattato dal cinema italiano, soprattutto in una commedia. Secondo film firmato Pieraccioni - la sceneggiatura di Veronesi si sente sin dalla fastidiosa voce fuori campo che imperversa - decisamente superiore a I laureati (1995), ma sopravvalutato rispetto ai meriti artistici. Fotografa bene gli anni Novanta e si ricorda per la colonna sonora di Claudio Guidetto con alcuni brani che resteranno nell’immaginario collettivo: The rhythm is magic di Marie Claire D’Ubaldo (molto latineggiante), 2 the night di Ottmar Liebert e Born Slippy degli Underworld (sparito dal DVD per una questione di diritti non pagati). 


Ambientazione toscana ottima, nel Casentino - tra Poppi, Laterina, Stia, paesi e campagne aretine -, con puntata finale a Firenze, tra Santa Maria Novella, Enoteca Pinchiorri (via Ghibellina), via del Proconsolo, Piazza Poggi, Muretto del Lungarno, San Lorenzo e Santissima Annunziata. Lorena Forteza – modella colombiana bellissima – non regge la grande popolarità che la travolge, interpreta Facciamo fiesta (1997) e Colpo di stato (1998), poi sparisce di scena, per rivederla ne Il mondo meraviglioso (2005), afflitta da problemi di linea. 


Natalia Estrada, invece, è molto attiva fino al 2006 – tra televisione italiana, spagnola e cinema – poi si ritira dalle scene per dedicarsi all’equitazione. Il suo ultimo film è Olè (2006) dei Vanzina. Il gossip si occupa a lungo di lei per una storia con Paolo Berlusconi, fratello del più noto Silvio. Mario Monicelli, che presta la sua voce per il personaggio di Gino, conclude il film con un Olé quando Levante decide di andare in Spagna. Finale abbastanza scontato con Pieraccioni a Madrid intento a calcolare l’Iva sulla compravendita di tori mentre la compagna aspetta un bambino. Fotografia solare e nitida delle campagne toscane, macchina da presa che si muove con delicatezza per le strade di città e paesi. Il ciclone resta un buon film corale per il ritmo e per l’originalità delle trovate comiche.

La scena del flamenco:


Il mio cinema è su Futuro Europa: 


venerdì 3 aprile 2020

Totò, Peppino e la dolce vita (1961)

di Sergio Corbucci



Regia: Sergio Corbucci. Soggetto. Steno, Lucio Fulci. Sceneggiatura: Bruno Corbucci, Giovanni Grimaldi, Mario Guerra. Fotografia. Alvaro Mnacori. Montaggio: Renato Cinquini. Musiche. Armando Trovajoli. Scenografia: Piero Filippone. Costumi: Maria Baroni. Trucco e Parrucco: Nilo Jacoponi, Carlo Sindici. Produttori: Mario Mariani, Gianni Buffardi. Casa di Produzione: MB Film. Distribuzione. Cineriz. Durata. 87’. Genere: Commedia/Farsa. Colore: B/N. Interpreti: Totò (Barbacane il posteggiatore e il nonno), Peppino De Filippo (Peppino Barbacane, cugino), Mara Berni (Elena), Francesco Mulè (Gugo), Rosalba Neri (Magda), Antonio Pierfederici (conte Oscar), Gloria Paul (Patrizia), Peppino De Martino (ministro), Tania Berjll (Alice), Mario castellani (presidente SPA), Daniele Vargas (marchese Fortebraccio), Giancarlo Zarfati (Renato), Diana Perbellini (Luisa Giovanna), Irene Aloisi (baronessa Renata Francesca), Jacqueline Pierreux (Jacqueline), Franco Rossellini (un invitato), Jo Staiano (omosessuale), Gianfranco Piacentini (Coriolano), Gianni Baghino (ladro d’auto), Mimmo Poli (il palo), Nino Vingelli (spacciatore), Sergio Corbucci (cliente che vuole telefonare).


La dolce vita (1960) è un film epocale che scandalizza l’Italia bacchettona e moralista, ma la genialità di Fellini è tale da inventare nuove parole del gergo quotidiano che saranno inserite nel vocabolario della lingua italiana: vitelloni, paparazzi, persino bidone. Sergio Corbucci dirige nel 1961 una satira dai toni farseschi, scritta da Steno e Lucio Fulci, sceneggiata dal fratello Bruno: Totò, Peppino e la dolce vita


Totò e Peppino De Filippo sono i mattatori di una commedia che riprende luoghi e situazioni del film originale tuffandoli nell’acido corrosivo della commedia plautina. Il film doveva ammiccare al titolo originale per ricalcare il successo del capolavoro, sfruttando le costose scenografie di una via Veneto ricostruita in studio, per rendere del tutto felliniano anche il prodotto comico. Il regista avrebbe dovuto essere Camillo Mastrocinque, che diresse solo la prima scena in via Veneto, poi abbandonò per contrasti con la produzione e fu scelto al suo posto Sergio Corbucci. Pare che la sceneggiatura non fosse stata scritta per intero ma che ogni giorno si procedesse aggiungendo o togliendo battute e sequenze, ispirandosi al soggetto firmato Fulci e Steno. 


Il canovaccio base è La dolce vita, messa in parodia sin dalle prime battute quando Peppino - cugino integerrimo e moralista di Totò - fa togliere dai muri i manifesti del film di Fellini, giudicato volgare. I due cugini sarebbero a Roma per realizzare i desiderata del nonno: corrompere i politici per far spostare il tracciato autostradale dalle proprie terre. In realtà i due si dedicano soltanto ai piaceri che la capitale dispensa, tra feste private di nobili e incontri galanti, fotografati da immancabili paparazzi. Molte citazioni del film originale. Abbiamo la scena dei poveracci al night in compagnia di due belle americane e in mezzo alle ballerine, la droga scambiata per borotalco, lo champagne napoletanizzato (“Mo’ esce Antonio” invece di Moët & Chandon). Il bagno della bellezza (Rosalba Neri) non si svolge a Fontana di Trevi ma nella casa di Totò, allagata perché vive in una catapecchia malsana. 

La bellissima Gloria Paul tra Totò e Peppino

Molte battute politiche costano tagli da parte della censura e divieti ai minori, tra un politico che sembra Fanfani rincorso in chiesa per un posto di lavoro, battute sulla Democrazia Cristiana, citazioni da Marx e Mussolini, giochi di parole tra Proci e froci …. La critica contemporanea non apprezza i numerosi doppi sensi erotici, a volte un tantino volgari, così come non approva alcune sequenze con attrici troppo svestite. Sergio Corbucci compare in due rapide sequenze al bar come cliente spazientito che vorrebbe telefonare ma Peppino non glielo permette. Presenze femminili interessanti come Gloria Paul, Rosalba Neri (emula di Anita Ekberg per un bagno meno nobile) e Tania Beryll. 

Sergio Corbucci nel cammeo al Bar

Attori bravi, anche nei ruoli minori, a parte i grandissimi (e in perfetta forma) Totò e Peppino, citiamo Francesco Mulé (avvocato fedifrago) e Mario Castellani (spalla di lusso). Sergio Corbucci dirige con mano ferma, imitando lo stile felliniano, mentre la fotografia di Mancori è un nitido bianco e nero che ricorda l’originale. Musiche di Trovajoli.  Sergio Corbucci (Roma, 1927 - 1990) è un regista che lavora molto nel cinema popolare, spaziando tra i generi più in voga, come dice Giacovelli, rendendo scostumata la commedia di costume e portandovi la parolaccia a ruota libera e il riso di grana grossa.

Alcune scene del film:


Il mio cinema è su Futuro Europa: