sabato 6 dicembre 2014

La moglie in vacanza… l’amante in città (1980)

di Sergio Martino


Regia: Sergio Martino. Soggetto: Sergio Martino, Francesco Milizia. Fotografia: Giancarlo Ferrando. Montaggio: Eugenio Alabiso. Sceneggiatura: Ottavio Jemma, Jean Louis, Giorgio Mariuzzo, Sergio Martino, Francesco Milizia, Michele Massimo Tarantini. Scenografia: Adriana Bellone. Musiche: Detto Mariano. Durata: 94’. Genere: Commedia Sexy. Interpreti: Renzo Montagnani, Barbara Bouchet (doppiata da Solvejg D’Assunta), Edwige Fenech (doppiata da Rita Savagnone), Tullio Solenghi, Lino Banfi, Marisa Merlini, Renzo Ozzano, Pippo Santonastaso, Jacques Stany, Alessandra Vazzoler, Maria Teresa Ruta, Marcella Petrelli.


Sergio Martino è uno dei nostri migliori autori di commedie sexy ed è uno dei registi che meglio ha saputo sfruttare la bellezza di Edwige Fenech, attrice simbolo della commedia erotica italiana.


La moglie in vacanza… l’amante in città è una ricca produzione italo-francese che si avvale di un cast molto interessante. La pellicola è girata tra Parma e Courmayeur e sembra pensata per reclamizzare le vacanze sulla neve in tale località nota per gli sport invernali. Sono finiti i tempi d’oro della commedia scollacciata: in questa pellicola la Bouchet e la Fenech, le due attrici culto del cinema sexy italiano, mostrano poco o niente. Le lunghe gambe della Bouchet escono allo scoperto fasciate da sensuali calze nere e la Fenech mostra di sfuggita il seno. Ci consoliamo con una giovanissima Maria Teresa Ruta che funge anche da controfigura della Bouchet. Marcella Petrelli, invece, si concede alla vista degli spettatori nei panni della pornoconduttrice di uno spettacolo televisivo. 


La sceneggiatura è del regista che scrive il canovaccio e collabora con una vera propria squadra di autori: Ottavio Jemma, Jean Louis, Michele Massimo Tarantini, l’immancabile Francesco Milizia (coautore del soggetto) e Giorgio Mariuzzo. Produce il compianto Luciano Martino, compagno di Edwige e fratello del regista. La storia non si può raccontare, tanto è contorta e basata sul gusto della pochade fine a se stessa, il regista tenta di portare la commedia erotica sui binari della commedia all’italiana classica, realizzando un prodotto ibrido ma interessante. Ricordiamo una Fenech vestita da gatta sui tetti di Parma (si cita La gatta sul tetto che scotta), fasciata da una sensuale tuta aderente, capelli neri con una messa in piega dal taglio corto. Subito dopo l’attrice sfoggia una mise da sexy cameriera stile Malizia e Montagnani non ci pensa due volte a metterle le mani sotto le gonne. Il solo fugace nudo della Fenech arriva alla fine del primo tempo, quando la suocera irrompe in casa di Montagnani e lei deve scappare sotto il letto. Un seno e niente più. 


Segnaliamo una Barbara Bouchet più bella che mai, nonostante il correre degli anni, poco spogliata dalla macchina da presa ma molto sexy in un paio di sequenze insieme a Lino Banfi. La Bouchet si trasforma da anonima moglie modello con occhialoni spessi in amante mignotta che se la fa con un dipendente del marito. Lino Banfi si spaccia per omosessuale e si produce in un invidiabile sexy massaggio delle natiche di Barbara Bouchet. Ricordiamo la bionda attrice spogliarsi a bordo di un taxi sotto gli occhi di un infoiato Pippo Santonastaso e pure quando indossa una pelliccia nera sopra un completo di biancheria intima di pizzo. Per le strade di Courmayeur il solito striptease a bordo del taxi manda Santonastaso fuori carreggiata e la Bouchet deve fare l’autostop in biancheria intima. 


Come non detto esce di corsia pure un’auto con due preti a bordo distratti dall’insolito spettacolo. La Fenech e la Bouchet finiscono entrambe nel letto di Renzo Ozzano, un superdotato violinista russo che si presenta mettendo in mostra il meglio di sé. Alla Bouchet si rompono le lenti degli occhiali di fronte a tanta abbondanza, noi invece non vediamo niente e immaginiamo soltanto il rapporto sessuale. Le due attrici simbolo dell’erotico all’italiana in questo film sono utilizzate più per le doti comiche che per la bellezza fisica. Non si limitano a mostrare le grazie, ma recitano davvero. Un bel passo avanti per entrambe. 


Barbara Bouchet aveva già fatto cose interessanti come L’anatra all’arancia (1975) di Luciano Salce, Per le antiche scale (1975) di Mauro Bolognini e Liquirizia (1979) di Salvatore Samperi. La Fenech, invece, stava cominciando a prendere contatto con il cosiddetto cinema di serie A. Le commedie di Sergio Martino presentano sempre qualcosa in più delle altre, sono meglio rifinite e ben recitate, perché il regista ottiene più tempo per girare rispetto ai colleghi. È il vantaggio di avere un fratello produttore. La moglie in vacanza… l’amante in città  è una commedia degli equivoci che vede protagonista indiscusso Renzo Montagnani nella parte di un industriale del prosciutto affamato di sesso. Montagnani tiene a banda la gelosissima amante Edwige Fenech, è convinto di aver spedito la moglie Barbara Bouchet in vacanza sulla neve, invece lei se la fa con Tullio Solenghi. Dopo innumerevoli equivoci e situazioni al limite del paradossale, si ritrovano tutti a Courmayeur, suocera (Merlini) compresa. 


Una commedia all’italiana con il ritmo e le situazioni della pochade di Feydeau, basata su scambi di coppie e situazioni al limite del paradosso dove l’equivoco la fa da padrone. Si vorrebbe elevare il livello della commedia sexy ma ci si riduce alla pochade con poca verve, anche se un bravissimo Montagnani solleva il tasso comico di un film che stenta a decollare. La pochade termina come tradizione in bagarre, nel caos più totale, con i protagonisti che finiscono all’ospedale quasi assiderati. Montagnani si ritrova congelato il pistolino e deve rimanere inattivo, la Fenech sposa Solenghi, la Bouchet si consola con lo stesso Solenghi che si trova costretto a soddisfare due donne. Godibile, ma Sergio Martino ha fatto di meglio.


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