mercoledì 21 settembre 2016

Popeye - Braccio di Ferro (1980)

di Robert Altman


Regia: Robert Altman. Soggetto: Elzie Crisler Segar (fumetto). Sceneggiatura: Jules Feiffer. Fotografia: Giuseppe Rotunno. Montaggio: John W. Holmes, David A. Simmons. Musiche: Harry Nilsson. Scenografia: Wolf Kroeger, Jack Stephens. Casa di Produzione: Paramount Pictures, Walt Disney Production. Distribuzione Italia: Buena Vista Distribution. Durata: 114' (versione originale), 88' (versione ridotta). Paese di Produzione: USA. Genere: Commedia, Avventura, Musicale. Interpreti: Robin Williams (Braccio di Ferro), Shelley Duvall (Ilivia Oyl), Ray Walston (Braccio di Legno), Paul Dooley (Poldo), Paul L. Smith (Brutus), Richard Libertini (Barbaspina), Donald Moffat (Taxman), McIntyre Dixon (Castor Oyl), Roberta Maxwell (Nana Oyl), Peter Bray (Cuoredibue Sanguedibue), Linda Hunt (Signora Sanguedibue), Wesley Ivan Hurt (Pisellino).

 

Popeye è stato un personaggio popolare per i ragazzi della mia generazione, ancor più per i nostri padri che ce l'hanno fatto conoscere consigliandoci di leggere i poetici fumetti di Elzie Crisler Segar, ma anche i successivi di Bela Zaboly e di Bud Sagendorf.  Segar firmava le strisce - che uscivano sui quotidiani nordamericani - con un sigaro, in omaggio al cognome, cosa che Zaboly riprese disegnando un'ape (Bela, infatti è il suo nome).  Jacovitti, in Italia, si è ispirato a tale usanza firmando sempre con un salame a bordo pagina, unito alla sigla Jac. A parte queste divagazioni, noi ragazzini degli anni Sessanta abbiamo conosciuto sia il Popeye statunitense - indubbiamente più letterario - che il Braccio di Ferro italiano, edito da Bianconi e disegnato da Sangalli, che hanno accompagnato la nostra fanciullezza. E tutte le serie a cartoni animati, mai all'altezza del fumetto, onnipresenti in televisione, un po' ripetitive, poco comiche e dotate di soggetti modesti, vere e proprie scuse per immortalare scazzottate solenni tra Popeye e Brutus. Fa un po' tristezza vedere che oggi Braccio di Ferro è scomparso da edicole e teleschermi italiani, sia per problemi di diritti con la produzione USA che per assoluta carenza di materiale da pubblicare. Cambiano i tempi e gli eroi non sono più gli stessi, purtroppo.
 

In ogni caso, nel 1980 il grande Robert Altman compie un'operazione straordinaria, inventandosi un fantasy d'azione, girato in un villaggio - set costruito per l'occasione a Mellieha, isola di Malta, rimasto in piedi e gettonato ancora oggi come meta turistica. Altman realizza un film molto costoso come scenografie e costumi che ha il merito di ricostruire con rigore filologico l'ambientazione del fumetto e di rispettare quasi totalmente i caratteri e le psicologie dei personaggi. Il tono strampalato e surreale delle avventure di Popeye, che Segar aveva strutturato secondo originali intuizioni di geniale autore, non viene mai tradito.
 
 
Bravissimo il regista a mantenere il tono di fondo e a inserire parti da musical - spesso tradotte in italiano - che non stonano con la narrazione. La fotografia di Giuseppe Rotunno porta un po' d'Italia nell'opera ed è una delle cose migliori del film, coloratissima di giorno, cupa e nerissima di notte, come un vero e proprio fumetto. Tutti gli stereotipi della storia ben nota a noi ragazzi sono presenti: l'amore tra Olivia e Popeye, la scoperta di Pisellino, il ritrovamento di Braccio di Legno, la rivalità Popeye - Brutus (anche se manca la Strega di Mare, in italiano Bacheca), gli spinaci che rendono invincibili e gli spassosi incontri di pugilato.
 

Robin Williams è al suo primo ruolo da protagonista ma è un Popeye perfetto, trasfigurato per l'occasione da guercio con la pipa in bocca e i bicipiti ipertrofici. Bene Paul L. Smith nei panni di Brutus, Paul Dooley come Poldo divoratore di panini e Shelley Duvall come Olivia (imbruttita alla perfezione). Altman cita anche l'atmosfera fantastica dei cartoni di Dave Fleischer, soprattutto nel finale del film, quando Popeye affronta una piovra gigante, tra l'altro realizzata con gli effetti speciali artigianali del periodo storico. Nei cartoni animati poteva accadere che Brutus si facesse aiutare da mostri giganteschi e draghi per tentare di sconfiggere Popeye. Da ricordare che nel film il doppiatore italiano di Popeye è Massimo Lopez. Recuperatelo, ché ne vale la pena.
 

martedì 20 settembre 2016

Voglia di cinema vero

                   

Un brano estratto da un articolo condivisibile di Domenico Dinoia della FICE

Cinema Italiano Database: ARAGOSTA A COLAZIONE (1979)

Cinema Italiano Database: ARAGOSTA A COLAZIONE (1979): Aragosta a colazione - locandina Regia/Director: Giorgio Capitani Soggetto/Subject: Laura Toscano, Franco Marotta, Jacques Dorfmann, Gu...

domenica 18 settembre 2016

mercoledì 7 settembre 2016

martedì 23 agosto 2016

Ganja Fiction (2013 - 2015)

di Mirko Virgili


Regia: Mirko Virgili. Soggetto: Mirko Virgili. Sceneggiatura: Guido  Ludovici. Fotografia: Samuel Masi. Musiche: Emanuele Bossi. Produzione: Spoilt srl. Produttore: Samuel Masi. Organizzatore Generale: Claudio Caminito. Genere: Commedia thriller. Interpreti: Andrea De Rosa (Becchino), Renato Solpietro (Sasà), Francesco Venditti (Mr. Nice), Eros Barbieri (Mr. Grady), Crisula Stafida (Bianca), Ludmilla Radchenko (Luna), G-Max (Bomba), Claudio Caminito (Spadino), Gianluca Tocci (Conte), Duke Montana (Salvo Rotella), Giorgio Grasselli (Vito Rotella), Francesco Primavera (Bazooka), Marco Mancini (Spettro), Fabrizio Sabatucci (Mago), Francesco Sabino (Geko), Andrea Conte (Ciccio), Gianluca Cortesi (Spillo), Pierfrancesco Botti (Mocio), Gabriele Reale (Baracchetta), Marco Maria Della Vecchia (fidanzato di Mr. Grady), Mario Nicolini (Minkio), Valeria Alessandri (Tania), Flavio Carnevali (Mr. Skunk), Ernesto Maieux (O’ Varano), Remo Remotti (signore anziano), Alfio Sorbello (Chiacchiu), Raffaele Vannoli (Fiato), Edoardo Pesce (ragazzo), Claudio Camilli (ragazzo), Antonio Tallura (capitano), Ciro Petrone (Foglia), Janet De Nardis (moglie baracchetta), Noyz Narcos (nel ruolo di se stesso). Durata: 120’ (Versione YouTube del 2015: 82’).

Visibile in rete: https://youtu.be/pQTxcFKHmSs.
Ganja Fiction è un’opera prima girata in un anno e mezzo, tra scenari che vedono protagoniste Roma e Amsterdam. La scelta della capitale olandese, oltre per i meravigliosi scenari che offre, è dovuta alla sua famosa politica di tolleranza, luogo ideale per gli argomenti trattati. La possibilità di girare in veri coffee shop, con tutto quello che ne concerne, ha permesso di fotografare appieno l’atmosfera che solo posti del genere riescono a trasmettere, cercando in chi lo vede, una buona dose di empatia. A veicolare questa empatia c’è la costante compagnia di una voce narrante che sembra voglia far capire come delle scelte sbagliate portino inesorabilmente a compiere sempre altre scelte sbagliate.
Sinossi. Roma. Becchino è alle prese con un amore non corrisposto nei confronti di Bianca, la bella titolare del negozio di pompe funebri dove lavora. Ad approfittare di questa debolezza è il suo collega e amico napoletano Sasà, sempre incline a piccoli furti con due chiodi fissi: il gioco d’azzardo e la marijuana. Sasà convince Becchino che per far breccia nel freddo cuore di Bianca è necessario possedere una sol cosa: i soldi! In men che non si dica Becchino si ritrova catapultato in un nuova realtà: tanto per cominciare un debito da ben centomila euro con un pericoloso strozzino: O'Varano. Questi soldi non sono altro che la posta per sedere a un tavolo da gioco, una partita a porte chiuse di Texas Holdem. Con la sicurezza che si tratti di una partita truccata, di una vincita sicura, Becchino si lascia trasportare dal suo amico, ignaro che la realtà sia un’altra. Al tavolo da gioco siede una banda di abili imbroglioni che in una mano sola si porta a casa l’intero malloppo. Costretti a dover restituire in brevissimo tempo il grosso debito, Becchio e Sasà scelgono una strada veloce: rubare un enorme quantitativo di marijuana dalla casa di un certo Mr. Nice, famoso per la sua erba al gusto di fragola. Con l’aiuto di Spadino, scaltro scassinatore, mettono in atto il colpo, ma anche qui qualcosa va storto. Anziché trovare la marijuana, si ritrovano una casa svaligiata con Mr. Nice imbavagliato e ammanettato su letto. Qualcuno che ha avuto la loro stessa idea è stato più veloce! Quel qualcuno si chiama Mr. Grady, un gay col vizio dei cavalli e protagonista di una delle storie parallele. Costretto anche lui a compiere quel furto per saldare un violento allibratore. Tutto si complica quando entrano in scena tre giovani prepotenti guardie, poco inclini alla divisa e molto inclini a quella che ormai sembra essere la regina della scacchiera: la marijuana. La scoperta di questa famosa erba al gusto di fragola, li porta in quello che è l’obiettivo di tutti, ovvero casa di Mr. Nice. Tutte le storie finiscono per amalgamarsi e fondersi verso un’unica strada, quella che porta ad Amsterdam, dove tra coffee shop e tanti canali della capitale olandese, si concluderanno le disavventure degli ultimi due personaggi rimasti.
Andiamoci a prendere la libertà, così recita Becchino nell’ultima scena. Ganja Fiction vuol dire una ricerca perenne di libertà. Un’incessante fuga da scelte sempre sbagliate, dove le paure diventano realtà e più di qualcuno ne viene inghiottito. A tener banco sono i vizi, che come nella realtà, esaltano le personalità dei personaggi, facendone uscire il loro lato più nascosto, quello più oscuro. Manie sessuali, debolezze, esaltazioni. Non esistono distinzioni, né buoni né cattivi. Tutte le emozioni, da quelle positive a quelle negative, passano attraverso un’unica testimone, impassibile, silenziosa. Una particolare tipologia di marijuana al gusto di fragola. Il soggetto è di Mirko Virgili, anche regista dell’opera. La sceneggiatura, di proprietà della Spoilt srl, è scritta da Guido Ludovici.

Le riprese iniziano nel marzo 2010, comprendono un anno e mezzo di lavoro tra Roma e Amsterdam, prima di passare alla post audio e video. Il film è stato girato in digitale con Panasonic HPX171 e Canon 5D. Il costo totale dell’opera è di circa 50 mila euro, oltre a una formula di co-produzione con la maggior parte del cast tecnico e artistico. Il titolo stesso rappresenta l’obiettivo principale di questo film. Ganja Fiction è un prodotto giovane che vuole parlare ai giovani. L’ingrediente principale, la marijuana, è in realtà la chiave per riuscire ad aprire una porta resistente e complicata come quella che può essere l’interesse nei giovani. A condire questi ingredienti, una selezione di brani musicali, dal reggae al rap, con una scaletta di nomi di un certo spessore. La Spoilt srl può servirsi come promozione di una larga e diversificata diffusione di gadget promozionali, nonché di una capillare rete di passaparola, concentrato in quello che può essere il target del film. Si avvale peraltro della collaborazione degli artisti che hanno partecipato nella formula della co-produzione, con interventi e promozioni ognuno nel proprio campo, eventi, concerti, interviste in tv e radio. L’apparizione stessa di alcuni personaggi rapper garantisce un certo tipo di promozione in ambienti difficilmente raggiungibili dai media tradizionali: Noyz Narcos: noto rapper conosciuto da gran parte dei giovani di tutta Italia (già nel cortometraggio Ganja Fiction, la sua presenza ha garantito visite tutt'oggi copiose sul sito web del corto. Nel film recita un cameo di se stesso all’interno del coffee shop Greenhouse di Amsterdam); Duke Montana: altro famoso rapper (anche lui nel cortometraggio); G-Max, rapper dei noti Flaminio Maphia, da tempo sulle scene del palcoscenico televisivo. Un ruolo importante in Ganja Fiction ce l’ha la musica: musica giovane. Si passa dal reggae al rap fino ad arrivare alle musiche composte dal maestro Emanuele Bossi, studiate soprattutto per i momenti di maggiore tensione. per non farsi mancare nulla, una cover dei Nirvana nel punto principale dell’opera. Vediamo alcuni gruppi.
Villada Posse: crew di artisti romani che da oltre quindici anni contribuisce significativamente alla storia della scena musicale reggae e raffa muffin italiana. Sempre attivo con serate in tutta Italia e con partecipazioni agli eventi di musica reggae in tutta Europa.
Lion D: altro cantante reggae dell'Emilia Romana e della stessa etichetta dei Villada Posse, nato a Londra e con musiche in lingua inglese giamaicano.
Radici nel cemento: noto gruppo reggae nato in prossimità del litorale romano conosciuto da gran parte dei giovani e divenuto famoso non solo a Roma ma in ambito nazionale.
Pmk: nuovo gruppo reggae proveniente da Pignataro Maggiore, piccolo centro della provincia di Caserta, nel cuore della Gomorra raccontata da Saviano e proprio dalla loro terra traggono ispirazione per le loro musiche.
Rasta Ciccio: unica canzone fatta da questo cantante dal titolo Fumo tanta erba nota a tutti i giovani dei licei dal 1999 a oggi.
Quartiere Coffee: reggae band di Grosseto che nell’ultimo anno ha collezionato importanti risultati in numerose piazze italiana grazie anche al singolo Sweet Aroma e dal suo videoclip, pezzo cantato in lingua inglese.
Noyz Narcos: noto rapper già citato sopra per il suo cameo nel film.

Per vedere il film in rete: https://youtu.be/pQTxcFKHmSs


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