martedì 18 giugno 2019

Avati: “Vi racconto mezzo secolo di film e il magico Delta”

Avati: “Vi racconto mezzo secolo di film e il magico Delta”: [TRA CINEMA E LIBRI ROSOLINA] I fratelli Pupi e Antonio hanno partecipato a Rosolina alla presentazione del libro scritto dal polesano Michele Bergantin con Gordiano Lupi, Tutto Avati

sabato 27 aprile 2019

Una notte di 12 anni (2018)

di Álvaro Brechner




Una notte di 12 anni racconta la dittatura militare in Uruguay e la guerriglia con i Tupamaros, soprattutto la repressione governativa successiva alla sconfitta del movimento rivoluzionario, basandosi sulle Memorias del calaboso - 13 anni sottoterra, cronaca cruda e spietata della tremenda prigionia e del disumano isolamento sofferti da José Pepe Mujica (de la Torre), Maurizio Rosencof (Darín) e Eleuterio Fernandez Huidobro (Tort).Un film che sarebbe stato opportuno fosse selezionato per rappresentare non solo l’Uruguay ai premi Oscar 2019, ma l’intera umanità, perché fungesse da monito al non ripetersi dell’errore più grande: la privazione della libertà e della dignità umana. 


Brechner è un regista uruguayano che vive in Spagna, ha girato due lungometraggi che in Italia nessuno ha visto (Mal dia para pescar e Mr. Kaplan), quindi ha messo in scena questo piccolo capolavoro di struggente realismo che coinvolge il pubblico sin dalle prime sequenze. Due ore di puro cinema per raccontare le sofferenze fisiche e le torture - morali, materiali, psicologiche - cui sono stati sottoposti per lunghi e interminabili anni i tre prigionieri, che non dovevano essere ammazzati ma condotti alla follia. Ebbene, ognuno di loro si è salvato, ha resistito ai carcerieri, confidando in un metodo di autodifesa personale costruito ad arte, adattandolo alle esigenze. 


Il film è costellato di momenti struggenti che si alternano a pause ironiche, più leggere, quasi consolatorie: strappano le lacrime i brevi incontri con i familiari, soprattutto la prima volta in cui uno dei prigionieri conosce la figlia, ma anche quando Pepe sfiora la pazzia dopo le torture e l’isolamento. Brevi istanti di languida speranza vengono fuori a sprazzi quando i carcerati implorano la vista di un raggio di sole e quando si instaura un rapporto tra Rosencof (il poeta) e i pochi carcerieri dotati di umanità per i quali scrive lettere d’amore per le fidanzate. Il regista alterna potenti parti oniriche con taglio da cinema horror fantastico che conferiscono ritmo alla narrazione, oltre a numerosi flashback relativi al periodo della guerriglia e alla cattura dei tupamaros. Un film davvero ben fatto, con un finale stupendo e commovente che vede il ricongiungimento dei prigionieri superstiti con i familiari in attesa, alla fine della dittatura militare, dopo il referendum costituzionale, con il ritorno della democrazia parlamentare. 


Pepe Mujica diventerà Presidente dell’Uruguay, dopo aver sfiorato la follia, così come Huidobro farà il ministro (è morto alcuni anni fa) e Rosencov si dedicherà al suo mestiere di poeta e scrittore. Una notte di 12 anni non è un film didascalico e pedante, né una pellicola noiosa e ripetitiva. Tutt’altro. Sceneggiato benissimo, alterna momenti di tensione e sofferenza ad altri di grande umanità. Peccato che in Italia si debba vedere solo nei Cineclub. Noi l’abbiamo intercettato presso il Piccolo Cineclub Tirreno di Follonica. Occhio a Netflx, che è tra i produttori, perché tra un sacco di roba commerciale dovreste trovare anche questo piccolo gioiello di cinema internazionale. Ritagliatevi un momento per guardarlo e per capire una volta di più - se mai ce ne fosse bisogno - che il sonno della ragione genera mostri. Imperdibile.


Regia: Álvaro Brechner. Soggetto e Sceneggiatura: Álvaro Brechner. Fotografia: Carlos Catálan. Montaggio: Irene Blecua, Nacho Ruiz Capillas. Musiche: Federico Jusid. Scenografia: Laura Musso. Paesi di Produzione: Argentina, Uruguay, Spagna, Francia, Germania. Interpreti: Antonio de la Torre, Chino Darín, Alfonso Tort, Soledad Villamil, Silvia Pérez Cruz, César Troncoso, César Bordón, Mirella Pascual, Nidia Telles.

Il mio cinema è su Futuro Europa: http://www.futuro-europa.it/dossier/cineteca

giovedì 25 aprile 2019

La sconosciuta (2006)


di Giuseppe Tornatore


Tornatore è di nuovo dietro la macchina da presa dopo l’insuccesso di Malena (2000) e prima di realizzare un capolavoro come Bàaria (2009). Il regista indaga il mondo della prostituzione legata alle ragazze che vengono dall’est, il racket e la delinquenza collegata, senza dimenticare i rapporti familiari e l’analisi psicologica. 


La sconosciuta è un noir intenso e crudo, sceneggiato per flashback e parti oniriche che si alternano alla storia in presa diretta, molto esplicito nei momenti violenti (quasi splatter) ed erotici (per niente voyeuristici ma dal taglio documentario). Irena (Rappoport) è un’ex prostituta in fuga ricercata da Muffa (Placido), perfido capo del racket, che crede di aver ucciso dopo avergli rubato un’ingente somma di denaro. Trova lavoro grazie a un viscido portiere (Haber) e dopo aver provocato un grave incidente a una domestica (Degli Esposti), crede di aver ritrovato la sua bambina nella famiglia dove si impiega, finisce in galera dopo una serie di eventi legati alla dinamica del thriller e permette di scoprire un oscuro traffico di neonati. 


Il film è sceneggiato benissimo e nel modo più complesso, montando tutti i flashback come in un gigantesco puzzle in maniera tale che soltanto alla fine si scopre tutta la verità. Il film è ambientato in una città veneta di fantasia (Velarchi) ma è girato quasi interamente a Trieste, riconoscibile dagli ambienti mitteleuropei e dai palazzi stile fine Ottocento. Storia di mancanze e dolore, girata in un ambiente degradato e marginale, tra monti di spazzatura e prostituzione, che analizza il turpe commercio di neonati e lo sfruttamento delle donne che vengono dall’Est, discriminate e indirizzate verso la strada degli uteri in affitto. Storia d’amore perduto (il padre della bambina) e d’amore ricercato (la piccola adottata) ma anche di rapporti umani veri e sinceri, di legami dettati dal puro interesse, di consonanze madre - figlia. In definitiva l’errore di Irina è stato quello di credere nel futuro e per questo, come dice lei stessa, meriterebbe di morire. Parti splatter e gore ricordano il miglior Tarantino: l’aggressione dei finti Babbo Natale rosso sangue, la presunta uccisione del boss a colpi di forbici, i turpi parti delle donne con uteri in affitto … 


Un thriller d’autore ricco di suspense e tensione con momenti di pura commozione, intimi e drammatici, insoliti in un film d’azione. Tornatore mette il suo marchio di fabbrica da regista visionario indagatore di sentimenti soprattutto nella figura macerata e complessa della prostituta, madre fino in fondo, donna innamorata, che chiede solo di veder crescere la bimba che ritiene frutto del suo ventre. Un finale stupendo vede la protagonista uscire dal carcere e incontrare lo sguardo della figlia che l’attende fuori dall’istituto e le sorride. Interpreti bravissimi, dalla Rappoport (ideale protagonista) a un Placido eccessivo e truce, passando per tutto lo squallore di Haber (che implora un amore e chiede il pizzo alla domestica) e all’angoscia della Gerini (madre che protegge la figlia). Parti minori per Buy (legale della ragazza), Favino (marito) e Molina, mentre se la cava molto bene la debuttante Dossena nel ruolo più difficile, anche se ormai lo sappiamo che Tornatore è molto bravo con i bambini. Colonna sonora straordinaria - cupa e truce - di Ennio Morricone, che torna sui livelli delle sue prime prove. Il film debutta al Festival del Cinema di Roma, riscuote consensi e vince diversi premi (David di Donatello e Nastro d’Argento), che sottolineano le interpretazioni magistrali, la regia accurata e la colonna sonora portentosa. Da vedere.


Regia: Giuseppe Tornatore. Soggetto e Sceneggiatura. Giuseppe Tornatore. Fotografia: Mario Zamarion. Montaggio: Massimo Quaglia. Musiche: Ennio Morricone. Scenografia. Tonino Zera. Casa di Produzione: Medusa Film, Manigoldo Film, Sky. Genere: Drammatico. Durata: 117’. Interpreti: Ksenia Rappoport, Michele Placido, Claudia Gerini, Pierfrancesco Favino, Clara Dossena, Alessandro Haber, Piera Degli Esposti, Pino Clabarese, Angela Molina, Paolo Elmo, Gisella Marengo, Nicola Di Pinto,Margherita Buy, Simona Nobili, Elisa Morucci, Giulio Di Quilio, Pino Calabrese, Valeria Flore.

Il mio cinema è su Futuro Europa: http://www.futuro-europa.it/dossier/cineteca

venerdì 15 marzo 2019

Aitanic (2000)


di Nino D'Angelo


Regia: Nino D’Angelo. Soggetto e Sceneggiatura: Nino D’Angelo, Lorenzo De Luca. Fotografia: Sergio D’Offizi. Fonici Presa Diretta: Massimo Pisa, Davide Gaudenzi. Scenografia: Raffaele Di Florio. Costumi: Adriana Scotti. Coreografie: Enzo Paolo Turchi. Montaggio: Giorgio Franchini. Musiche: Nino D’Angelo. Organizzazione Generale: Luigi Ciotola. Supervisione alla Produzione: Vincenzo Cartuccia. Produttore: Giovanni Di Clemente. Casa di Produzione: Clemi Cinematografica srl. Produttore Associato: Quality Sound srl. Aiuto Regista: Romano Scandariato, Antonio Galiano. Assistente alla Regia: Antonio D’Angelo, Alberto Vincenzo De Rosa. Direttore di Produzione: Luigi Ciotola. Operatore alla Macchina: Carlo Aquari. Assistenti Operatori: Claudio Palmieri, Sacha Melaranci. Operatore Steadicam. Sergio Melaranci. Fotografo di Scena: Amtonio Cittadini. Assistenti Scenografi: Monica Auriemma, Roberto Trotolo. Attrezzista: Maria Stefania Virguti. Sarta: Carmela Cangiano. Microfonista: Fabrizio Celani. Truccatore: Mario Di Salvio. Capo Macchinista: Tarcisio Diamanti. Capo Elettricista: Sergio Spila. Montaggio Presa Diretta: Silvia Moraes. Doppiaggio: Sefit CDC. Direttore Doppiaggio: Michele Gammino. Effetti Sonori: New Digital srl. Pellicola: Kodak. Titoli e Truke: Videogamma. Effetti Ottici: Carlo Alfano, Proxima. Macchine da presa e Attrezzi: Fratelli Cartocci srl. Canzoni (scritte da Nino D’Angelo): Cafècafè (canta: Anna Russano), Vulimmo ’o posto (cantano: Sasà Di Mauro, Anna Fany, Pino Prestieri, Gianni D’Ambrosio, Pino Langella, Lina Santoro, Mena Steffen, Savio Cavallo), Canta per chi è comm’a te (cantano: Gianni Sacco, Lina Santoro), Neomelodicon (canta: Tonino Apicella), Jescejuorno (cantano: Sasà Di Mauro, Marianna Cecere, Valentino Prato, Peppino Di Bernardo), Aitanic (canta: Marianna Cecere), Sigarette chi fuma (canta: Pietra Montecorvino), Terroni Dance (cantano: Giacomo Rizzo, Mena Steffen), Me spiezze ’o core (cantano: Nino D’Angelo, Francesca Marini), Faccio ’o cantante (canta. Emi Salvador). 

Interpreti: Nino D’Angelo (Leonardo Di Capiri e il cantante Neon), Sabina Began (Beganovic) (Giulia Roberti), Giacomo Rizzo (Gaetano, detto Aitano), Mauro Di Francesco (Riccardo), Maria Del Monte, Aurelio Fierro (don Capillo), Pietra Montecorvino (sigarettaia), Enzo Gragnaniello (tassista), Angelo Di Gennaro, Peppe Lanzetta, Andrea Refuto (Pasqualino), Mario Scarpetta (maresciallo Cocca), Marianna Cecere, Peppino Di Bernardo, Lisa Fusco (inviata tv), Ettore Massa, Gina Perna, Valentino Prato, Emi Salvador, Lucio Ciotola, Davide Marotta, Pina Mancuso, Raffaele Orecchio, Gianni Sacco, Carla Schiavone, Salvatore Caruso, Ernesto Mahieux, Antonio Fischetti.

Aitanic non è soltanto una parodia del famoso film Titanic (1997) diretto da James Cameron, interpretato da Leonardo Di Caprio e Kate Winslet. La genialità di Nino D’Angelo gioca in piena libertà tra musica, comicità e coreografie, costruendo un divertente musical napoletano capace di mettere alla berlina problemi sociali e mancanze, oltre a fare autoironia in modo intelligente e sarcastico. Raccontare la trama è complesso, perché la storia è un vero e proprio hellzapoppin di situazioni surreali e grottesche, condite da musica e intermezzi coreografici. In ogni caso la commedia è ambientata a Napoli e segue le vicende di diversi personaggi: una famiglia con problemi economici, un disoccupato abbandonato dalla moglie, un industriale milanese (con prostituta al seguito) che vuol vendere panettoni ai napoletani. 

Gaetano (Rizzo) detto Aitano ha un’idea brillante per risolvere i suoi problemi economici: ruba un cadente traghetto - che chiama Aitanic - per offrire un servizio sostitutivo ai turisti diretti a Capri, evitando gli scioperi dei marittimi. Il traghetto rappresenta una sorta di Arca di Noè capace di accogliere varia umanità, che l’improvvisato ammiraglio divide in ricchi e poveri, scatenando una consueta diatriba tra settentrionali e meridionali. Leonardo Di Capri (D’Angelo) è a bordo della nave insieme al figlio e medita il suicidio dopo aver perso un lavoro abusivo al cimitero e la causa di divorzio intentata dalla moglie. Ci sono anche la prostituta Giulia (Began) con l’arrogante industriale milanese Riccardo (Di Francesco) che odia i napoletani ma vuol vendere panettoni avariati a un onorevole che vive a Capri. Infine c’è il pessimo cantante Neon (ancora D’Angelo), un neomelodico a caccia di successo con troupe televisiva al seguito. 

La parodia di Titanic prende corpo quando Giulia trova la lettera di Leonardo con la quale progetta il suicidio ed è proprio lei a evitarlo in una sequenza sul ponte, girata a imitazione del film nordamericano. Giulia si ribella al suo datore di lavoro, che viene arrestato dal maresciallo Cocca (Scarpetta) addirittura per furto di pesce, mentre l’amore con Leonardo trionfa. Abbiamo pure l’affondamento, sia della nave che di un faraglione di Capri contro il quale l’Aitanic va a sbattere, provocando l’arresto di Gaetano per danneggiamento al paesaggio. Lieto fine assicurato, tra matrimonio di Giulia e Leonardo, ravvedimento di Riccardo che diventa sudista convinto e persino Neon decide che è meglio lavorare per pagare i debiti. Tutti invitati al matrimonio, ovvio.

Aitanic è il film più geniale partorito dalla fantasia di Nino D’Angelo, per la seconda volta in carriera citato nei titoli come regista, forse con maggior merito, anche se tra gli aiutanti figura il nome di Romano Scandariato, vero tecnico della materia. Assistente anche il figlio Antonio, adesso buon regista cinematografico che ha realizzato alcuni lungometraggi d’autore di indubbio interesse. Un musical napoletano che servirà da modello per i Manetti Bros. nei loro lavori di buon successo (Song ’e Napule, 2013 - Ammore e malavita, 2017) e che cita con ironia tutto il passato del cantante attore. Una parte onirica mostra in flashback alcune sequenze estrapolate da vecchie pellicole nelle quali il caschetto d’oro correva in riva al mare per abbracciare Roberta Olivieri. “Basta con queste corse, non ce la faccio più. Ne ho fatte troppe in passato. Adesso ho un’età …”, ironizza D’Angelo nei panni di Leonardo quando Giulia gli chiede di mettersi a correre per fuggire dalla nave. Divertente anche il venditore nero di DVD taroccati che vorrebbe piazzare un inesistente Aitanic 2. “Stiamo ancora girando il primo e già esce il due? Siamo pazzi …”, conclude D’Angelo. 

Gli attori sono tutti bravi, a partire dal protagonista, che con il tempo ha affinato le capacità recitative e ha superato la fase da scugnizzo, qui impegnato in ben due caratterizzazioni. Il personaggio più vicino ai Nino D’Angelo movie è quello del fioraio abusivo del cimitero, tutto cuore e passione, mollato dalla moglie e con un figlio, ma pronto a innamorarsi ancora. Il cantante neomelodico Neon, invece, serve solo a ironizzare sulla moda dei molti (persino troppi) cantanti partenopei nati sulla scia del suo successo. Giacomo Rizzo è strepitoso nel gestire una parte comica importante, molto divertente quando in chiesa interpreta una scena che cita i film della serie Don Camillo - con l’aiuto di Aurelio Fierro (il prete Don Capillo) - e fa parlare il crocifisso. Mauro Di Francesco replica il suo personaggio del milanese strafottente che tratta male il prossimo e odia i terroni, ma lo fa con grande ironia. Sabina Began (Beganovic) è l’elemento sexy della pellicola, in uno dei suoi pochi film (Chiavi in mano di Laurenti, 1996), a parte molte serie televisive (I ragazzi del muretto, Don Matteo …), il suo nome resta legato a un preteso ruolo da amante di Silvio Berlusconi e come ape regina del famoso bunga bunga. Tra le presenze minori citiamo i due nani napoletani Ernesto Mahieux (L’imbalsamatore) e Davide Marotta (Il ritorno di Cagliostro, Ciripiripì Kodak).

Molto importante nell’economia del film la musica di Nino D’Angelo, canzoni comiche, ironiche, rap napoletani, pezzi melodici, ben orchestrati e accompagnati dalle ottime coreografie di Enzo Paolo Turchi. Tra tutti i pezzi citerei Vulimmo ’o posto e Terroni Dance, veri e propri gioielli da commedia musicale moderna, senza dimenticare la bravissima Pietra Montecorvino interprete di Sigarette chi fuma. Nino D’Angelo decide di esporsi in prima persona con un film musicale dopo aver scritto la colonna sonora della pellicola di successo (a sorpresa) Tano da morire. Fotografia luminosa del grande Sergio D’Offizi che ritrae tutto lo splendore del golfo di Napoli, suono in presa diretta basilare e montaggio rapido delle varie sequenze che riconducono tante esistenze verso identico destino. Il soggetto è articolato ma in definitiva ben sceneggiato da D’Angelo e De Luca che inseriscono a dovere nel corpus narrativo sia la musica che le sequenze surreali e grottesche. Scenografia napoletana realistica, tra famiglie che vivono a Spaccanapoli, nei quartieri popolari, dove ci sono i panni tesi da un balcone a una finestra, mentre via Caracciolo e il centro storico sono in mano a ricchi turisti che non conoscono le privazioni della povera gente. Divertenti le citazioni musicali di Titanic (si sfiora il plagio) e i nomi storpiati (Leonardo Di Capri, Aitanic …); pure la sequenze simbolo viene replicata, sulla prua della nave, con i due innamorati abbracciati. Tra le cose più trash la bandiera del Napoli calcio issata sul pennone della nave, il faraglione che affonda (effetto speciale anni Sessanta), il maresciallo Cocca che ironizza sul televisivo Rocca. La risposta che D’Angelo dà alla ragazza sul suo nome va citata: “Mi chiamo Leonardo come Leonardo Da Vinci. Leonardo come Di Caprio. Leonardo come Pieraccioni! Lo sai che una volta pure io avevo il caschetto?”. Sono battute geniali, puro metacinema. Il film nasce con Dino De Laurentiis, perché Nino D’Angelo era sotto contratto per i film natalizi con Boldi e De Sica, ma esce per la Clemi Cinematografica diretta da Di Clemente.

La critica. Paolo Mereghetti (due stelle): “D’Angelo (sceneggiatore insieme a De Luca) allestisce un musical  ispirandosi a Tano da morire (a partire dalle coreografie per le strade), senza puntare troppo sul grottesco ma usando le canzoni – da lui scritte – per mettere in scema la dignità di chi si arrangia, parlando di disoccupazione e del contrasto tra nord e Sud. Senza graffiare mai, a dire il vero, e dicendo sempre cose un po’ ovvie, però con una simpatia tanto immediata quanto epidermica. Poco sviluppato il secondo personaggio che interpreta, il cantante cane Neon, mentre Di Francesco è noioso come leghista bauscia. Quanto alla parodia di Titanic, c’è un traghetto di viso in zona ricchi e zona poveri, un finto naufragio e Leonardo che viene salvato dal suicidio da una squillo romana che gli mostra le tette. Tutto qui. D’Angelo comunque non rinnega il passato e mostra un breve montaggio – flashback dei tempi del caschetto d’oro”. Morando Morandini (due stelle e mezzo): “Nino D’Angelo si diverte a mettere in burla se stesso, il mito del successo, gli stereotipi della napoletanità; a parodiare il supercolosso di Cameron; a citare Don Camillo e FFSS di Arbore; a cimentarsi con temi sociali (disoccupazione, contrasto tra nordisti e terroni; caravanserraglio delle TV locali); a omaggiare il passato della sceneggiata e della canzone napoletana; a mettere in fila canzoni come Sigarette chi fuma (omaggio a Mile Davis), Vulimmo ’o posto (inno dei marittimi in sciopero), Terroni Dance. Troppa carne al fuoco? D’accordo, ma sono peccati di generosità”.  

Pino Farinotti (due stelle): “Anche Nino D’Angelo doveva prima o poi finire dietro la macchina da presa. È successo in un film tutto made in Napoli con attori partenopei doc e un traghetto scassato a fare da contraltare al transatlantico entrato ormai nella mitologia del cinema. Che dire di questa parodia con l’intraprendente Aitano sulla rotta Napoli - Capri? Che è sicuramente più naif e meno pretenziosa del Sud Side Stori di Roberta Torre. Vuole proporre a un pubblico appassionato dodici - canzoni - dodici  e lo fa. Punto e basta”. Marco Giusti (Stracult): “Ritorno del musicarello di Nino D’Angelo con un’operazione che avrebbe voluto essere intelligente. Anche perché nasce dopo la riscoperta fofiana dell’attore, le sue collaborazioni con Roberta Torre e i suoi interventi al dopo festival di Sanremo di Chiambretti. D’Angelo giura anche che è la sua opera prima, anche se già aveva esordito nelle sue tarde commedie musicali. Purtroppo questa commedia melodica con pretese non funzionò per nulla al botteghino e i sogni di gloria di Nino rimasero affondati sull’Aitanic. Sicuramente da rivalutare tra qualche anno”. Nocturno Cinema: “Il film è gioioso come una farsa scarpettiana, nonché capace di rielaborare la lezione fizzarottiana, sia di Armando che di Ettore Maria”. Il Davinotti on line: “Un Nino D’Angelo maturo e disinvolto, conscio del suo personaggio, più simpatico e umile dei tempi in cui interpretava lo scugnizzo dal caschetto d’oro, capace di ironizzare su se stesso e sul suo passato con un film che vede i suoi momenti migliori nelle coreografie e nella colonna sonora”.

Il mio cinema è su Futuro Europa: http://www.futuro-europa.it/dossier/cineteca