Regia: Mario Monicelli. Soggetto: Tullio Pinelli.
Sceneggiatura: Tullio Pinelli, Mario Monicelli, Leonardo Benvenuti, Piero De
Bernardi, Suso Cecchi D’Amico. Fotografia: Camillo Bazzoni. Montaggio: Ruggero
Mastroianni. Musiche: Nicola Piovani (Edizioni Musicali Gipsy). Scenografia:
Enrico Fiorentini. Costumi: Ezio Altieri.
Produttore: Giovanni Di Clemente per Clemi Cinematografica. Produttore
Esecutivo: Bruno Ridolfi. Aiuto Regista: Giacomo Campiotti. Location: Vicovaro, Tarquinia, Siena,
Roma. Durata: 120’.
Commedia. Origine: Italia/Francia.
Interpreti: Liv Ullmann, Catherine Deneuve,
Philippe Noiret, Giuliana De Sio, Stefania Sandrelli, Bernard Blier, Giuliano
Gemma, Athina Cenci, Paolo Hendel, Lucrezia Lante Della Rovere, Adalberto Maria
Merli, Nuccia Fumo, Paul Muller, Carlo Monni, Francesca Calò, Simona Cera, Enio
Drovandi, Mario Cecchi, Riccardo Diana.
Premi: 7 David di Donatello 1986 e 2 Nomination (Miglior Film, Regia,
Produzione, Sceneggiatura, Attore Non Protagonista - Blier - Attrice Non
Protagonista - Cenci - Montaggio, Nomination
Attrice Protagonista - Ullmann -, Nomination
Attrice Non Protagonista - Sandrelli); 3 Nastri d’Argento 1986 e 3 Nomination (Miglior Regia,
Sceneggiatura, Montaggio, Nomination
Soggetto, Nomination Attore Non
Protagonista - Gemma - Nomination
Attrice Non Protagonista - Cenci); 3 Ciack d’Oro 1986 (Film, Attrice
Protagonista - De Sio -, Attrice Non Protagonista - Cenci).
Speriamo che
sia femmina è uno dei migliori film italiani
dei grigi anni Ottanta, molto femminista, a tratti crepuscolare, amaro, inflessibile
nei confronti dei personaggi maschili. Mario Monicelli dirige un bel soggetto
di Tullio Pinelli, sceneggiato a dovere insieme a Leonardo Benvenuti, Piero De
Bernardi e Suso Cecchi D’Amico. Un vero e proprio romanzo per immagini, una
commedia corale interpretata da attori di grande spessore tutti ben calati
nella loro interpretazione. Liv Ullmann (doppiata da Vittoria Febbi) è Elena, il
personaggio principale, la madre attorno a cui ruotano gli eventi, la donna
coraggiosa che pensa ai figli e manda avanti una grande fattoria nelle campagne
maremmane. Philippe Noiret (doppiato da Sergio Graziani) è il conte Leonardo, l’ex
marito farfallone, giocatore, donnaiolo incallito, che propone affari
strampalati. Bernard Blier è lo zio Gugo, affetto dal morbo di Alzheimer, immerso nei
suoi sogni fanciulleschi, incapace di capire la realtà. Athina Cenci è Fosca,
la serva di casa abbandonata dal marito che è scappato in Australia, ormai
componente della famiglia.
Giuliana De Sio è Franca, la figlia maggiore di
Elena e Leonardo, insicura, sempre fidanzata con uomini inadeguati. Stefania
Sandrelli è Lori, l’amante del conte che presta una grossa somma di denaro fidandosi
di un uomo che non conosce. Catherine Deneuve è Claudia, sorella divorziata di
Elena, che fa l’attrice a Roma e si disinteressa della figlia. Giuliano Gemma è
l’amministratore Nardoni, amante di Elena, il solo uomo che pare salvarsi, in
fondo innamorato della donna, ma soprattutto interessato a diventare padrone
del casolare. Paolo Hendel è Mario, lo sciocco fidanzato di Franca, un
glottologo che percorre la Toscana alla ricerca di antiche testimonianze orali.
Lucrezia Lante della Rovere è Malvina, la figlia minore di Elena e Leonardo.
Enio Drovandi, un diligente caratterista, è il simpatico prete toscano del
paesello. Paul Muller è il prete inflessibile che dirige l’ospizio. Carlo Monni
fa una comparsata da camionista (doppiato).
Il film si sviluppa come una storia
della famiglia. Arriva il conte Leonardo e propone un progetto assurdo che
Elena - confortata dal Nardoni - respinge, anche se le figlie non sono così
d’accordo. Il primo evento tragico è la morte del conte avvenuta per una
dabbenaggine alla guida dell’auto, sotto gli occhi dello zio Gugo che non si
rende conto di niente. Il tono leggero dell’opera non si perde mai, perché è un
classico della commedia all’italiana raccontare la vita, inserendo momenti
tristi. Le ragazzine che fuggono per vedere il concerto di Ron (ripreso dal
vero, a Siena) sono un altro momento drammatico che viene reso leggero. Elena è
oberata dai debiti, dovrebbe pagare anche l’amante di Leonardo che ha prestato
dei soldi per un progetto che non si farà mai, ma decide di non vendere il
casolare e di restare nella sua campagna. Inutile raccontare la trama nei
minimi particolari. Importante è il messaggio della pellicola. Le
donne sono il nucleo portante della famiglia, i baluardi che resistono al
tempo, capaci di superare le avversità con coraggio e spirito di sacrificio. La
morale del film è che le donne possono farcela anche da sole, mentre gli uomini
sono soltanto decorativi, servono a fare figli, tessere imbrogli e creare problemi.
La sequenza finale spiega il titolo, perché tra le donne che restano sole nella
grande casa di campagna la figlia Franca è incinta. Siccome tutti gli uomini
con cui hanno avuto a che fare si sono rivelati inadeguati, le donne riunite a
tavola sperano che il nuovo arrivato sia femmina. L’ambientazione toscana è ben
realizzata, la tranquillità del casolare senza telefono immerso nelle stupende
vallate senesi (in realtà Alto Lazio) contrasta con la Roma degli intrighi,
dipinta come luogo di corruzione. Stupende musiche di Nicola Piovani, grande
fotografia di Camillo Bazzoni. Sette David di Donatello e tre Nastri d’argento.
Rassegna critica. Gian Luigi Rondi (Il Tempo, 1 marzo 1986): “Un gioco
perfetto. Di caratteri, di sentimenti, di situazioni. Con un tasso continuo d’ironia
che si fa intendere tra le pieghe del racconto anche quando la nota è al
dramma: la morte di Leonardo, per esempio, cui lì nessuno pensa”. Giovanni
Grazzini (Il Corriere della Sera): “Mario Monicelli ci dà una delle opere più
belle di tutta la sua carriera, degna d’uscire dall’orto italiano per la sua
ricchezza di chiaroscuri e l’eccellenza della sua architettura”. Pino Farinotti
assegna tre stelle ma non motiva. Morando Morandini (tre stelle e mezzo per la
critica, quattro per il pubblico): “Grande film borghese che arricchisce il
povero panorama del cinema italiano degli anni Ottanta per il sapiente impasto
di toni drammatici, umoristici e grotteschi, la splendida galleria di ritratti
femminili, la continua oscillazione tra leggerezza e gravità, il modo con cui -
senza forzature ideologiche - sviluppa il discorso sull’assenza, la debolezza,
l’egoismo dei maschi.
Paolo Mereghetti (due stelle e mezzo): Uno dei film
italiani più amati, fortunati (e forse un po’ sopravvalutati) degli anni
Ottanta: privo di una vera critica sociale, è abile nel cogliere certi
mutamenti di costume (la normalità della mamma single) e certe mode (la campagna da Mulino Bianco); e la cattiveria monicelliana,
di cui fanno le spese i personaggi maschili, viene compensata da un elogio
delle donne improntato a un ottimismo un po’ programmatico. Tra i limiti, un
cast eterogeneo non sempre credibile (la Ullmann sorella della Deneuve!) e una
parte centrale fiacca: e per essere un film femminista
non è curioso che i personaggi più memorabili - a parte la Cenci - siano
maschi? Bella la fotografia di Camillo Bazzoni, che fa sembrare Toscana quello
che in realtà è l’Alto Lazio”.
Non condividiamo. Speriamo che sia femmina è una commedia corale gestita dal regista senza
la minima incertezza, ricca di motivi bergmaniani
quando affronta il rapporto uomo - donna e sviscera in negativo la figura
maschile. La sublime interpretazione di Liv Ullmann - e la scelta come
protagonista - confortano la nostra tesi di un Monicelli critico nei confronti
della famiglia tradizionale, sempre più convinto del ruolo determinante
rappresentato dall’elemento femminile.
Per vedere alcune sequenze: http://www.youtube.com/watch?v=aldgwdUrlZM
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
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