martedì 26 giugno 2012

Salto nel buio (1987) - Il cinema di Claudia 15

Recensione di Claudia Marinelli



Regia: Joe Dante
Soggetto: ispirato al film “Viaggio allucinante” del 1966 e all’omonimo  romanzo di Isaac Asimov
Sceneggiatura: Jeffrey Boam
Montaggio: Kent Beyda
Scenografia: James H. Spencer
Fotografia: Andrew Laszlo
Musica: Jerry Goldsmith,  John Crawford
Effetti spciali: Al Broussard
Genere: Commedia – fantascienza
Cast: Martin Short, Meg Ryan, Dennis Quaid, Fiona Lewis, Kevin McCarthy, Robert Picardo
Produzione:  Michael Finnel e Steven Spielberg - U.S.A. 1987
Durata: 112 minuti
Premi: Oscar per gli effetti speciali


Nel 1965 la 20th Century Fox commissionò ad Isaac Asimov un romanzo dal titolo “Fantastic Voyage” (in italiano “Viaggio allucinante”), che doveva essere la trasposizione letteraria dell’omonimo film di Richard Fleischer. Il libro uscì sei mesi prima del film ecco perché alle volte si è erroneamente ritenuto che il film fosse tratto dal libro del famoso scrittore di fantascienza. Nel 1987 Jeffrey Boam, che scriverà la sceneggiatura di “Indiana Jones e l’ultima crociata” qualche anno dopo, si ispirò al film del 1966 per scrivere la sceneggiatura di questa esilarante commedia di fantascienza, che diventò un lungometraggio prodotto da Michael Finnel e Steven Spielberg e diretto da Joe Dante. Tuck Pendelton (Dennis Quaid), scanzonato e scapicollato collaudatore d’aerei, si dimette dal suo incarico per partecipare a un  rivoluzionario esperimento: si farà miniaturizzare insieme a uno speciale sommergibile, sarà trasferito in una siringa e poi iniettato in un coniglio, per studiare il corpo della cavia dall’interno. Il laboratorio però è attaccato dalla cricca di criminali con a capo la scienziata senza scrupoli Margaret Canker (Fiona Lewis) che vuole i microchip capaci di miniaturizzare e reingrandire gli oggetti e le persone,  per rivenderne la tecnologia, proprio mentre Tuck e il sommergibile vengono aspirati nella siringa. Il direttore dell’esperimento Ozzie Wexler (John Hora) scappa con la siringa, ma è inseguito e  fatalmente colpito da un sicario di Margaret in un centro commerciale. Proprio prima di morire Ozzie riesce a iniettare  Tuck  nel corpo di Jack Putter (Martin Short), un ipocondriaco e imbranato commesso di un supermercato,  in quel momento al centro commerciale. L’attrezzatura del sommergibile permette a Tuck di connettersi al nervo ottico  e all’orecchio interno del commesso così da vedere attraverso i suoi occhi e a comunicare con lui. Tuck capisce che, per ragioni ancora a lui ignote, è all’interno del corpo di un uomo.


Quando Tuck parla a Jack quest’ultimo prima pensa di essere diventato matto, poi di essere posseduto, infine si convince a collaborare con Tuck, anche perché l’aria nel sommergibile è limitata e se Tuck non uscirà in tempo morirà asfissiato.  Jack deve dominare le sue paure per raggiungere il laboratorio dove è stato fatto l’esperimento e dove i due apprendono che i criminali hanno rubato il microchip necessario al re ingrandimento del sommergibile. Tuck  chiede a Jack di trovare la sua ex fidanzata Lydia (Meg Ryan), giornalista di successo, con la quale ha avuto una storia alquanto burrascosa, finita un paio di mesi prima. Jack riesce a convincere Lydia ad aiutare lui e Tuck. I due si lanciano all’inseguimento dei criminali col microchip,  mentre i criminali già stanno cercando Jack per recuperare il sommergibile e Tuck  in quanto hanno scoperto che Tuck è stato iniettato nel suo corpo. Lydia si mette sulle tracce del Cowboy (Robert Picardo), sospettato di comprare e rivendere tecnologia segreta, che deve incontrarsi con Margaret Canker e la sua banda. Jack si farà coraggio e  metterà k.o il cowboy anche perché pensa che possa molestare Lydia, del quale si sta prendendo una cotta. Con la tecnologia a disposizione nel sommergibile Tuck riesce a controllare i muscoli  facciali di Jack e a farlo somigliare al Cowboy, per poter incontrare i criminali e rubar loro il microchip. Jack però durante l’incontro è troppo nervoso e ritrova le sue vere sembianze, così viene preso insieme a Lydia dalla Canker.


Il commesso infine, ormai invaghito di Lydia, che però è ancora innamorata di Tuck, vince le sue paure e la sua timidezza, riesce a liberarsi e a scappare insieme alla giornalista. I due insieme rubano il microchip, ma prima di andarsene dal laboratorio della Cranker riducono tutta la banda di Margaret del 50%. Infine a tutto gas raggiungono il laboratorio e riescono ad  estrarre Tuck dal corpo di Jack e a riallargarlo qualche secondo prima dell’esaurimento dell’ossigeno.  Ritroviamo Tuck e Lydia appena sposati che stanno partendo per il loro viaggio di nozze. Tuck porta i microchip al posto dei gemelli della camicia. Jack, ormai sicuro di sé, riconosce il cowboy alla guida della limousine degli sposi e si lancia all’inseguimento della banda criminale anche se ridotta del 50%.


Se “Viaggio allucinante” era una drammatica avventura di fantascienza dove l’equipaggio della navicella miniaturizzata doveva salvare uno scienziato in coma, “Salto nel buio” è un’esilarante commedia di fantascienza che affonda le radici della comicità sull’idea della simbiosi. La brillante sceneggiatura è una “macchina” ben oleata che “risucchia” lo spettatore in un mondo fantastico, come ogni buon film deve fare.   Tuck e Jack non potrebbero essere più diversi, sia fisicamente sia di carattere. Entrambi però per salvarsi da morte certa devono accettarsi, imparare a conoscersi, dialogare, scambiarsi importanti informazioni. L’esperienza li cambia entrambi in uomini migliori. Jack, interpretato brillantemente da Martin Short,  di media statura, non è particolarmente bello, manca di fascino anche se il fisico esile e scattante in qualche modo comunica simpatia.   Lo vediamo per la prima volta dal suo medico e capiamo al volo che è un timido ipocondriaco, abbastanza imbranato, nevrotico, con mille paure e un lavoro mediocre. Tuck invece è un gran bell’uomo, affascinante, alto, muscoloso, con un sorriso accattivante. Ha un lavoro rischioso che ama fare.  Lo vediamo per la prima volta sbronzo e in uniforme, con quattro medaglie attaccate alla giacca, dunque un eroe, ma un eroe egocentrico. Sta offendendo con il suo inadeguato comportamento gli altri ufficiali presenti a una festa per piloti. È coraggioso e scapestrato sicuramente molto intelligente, ma superficiale nei suoi sentimenti. Sa di piacere alle donne e di avere un forte ascendente su di loro, e questa sua sfrontatezza gli allontana l’unica ragazza che ha amato.


Dal forte contrasto di queste due personalità in simbiosi nasce la comicità del film. Come farà l’imbranato Jack a salvarsi con dentro al suo corpo l’esuberante Tuck, e a salvare quest’ultimo? Jack  è restio  a fare ciò che Tuck gli ordina, ma non ha altra scelta se si vuole salvare: deve cambiare e superare le sue paure. Lydia lo ammalia, ma Tuck gli insegna a non farle prendere il controllo della situazione e lui impara a gestire il rapporto con l’atro sesso ascoltando i consigli di Tuck, ma filtrandoli con la sua natura fondamentalmente gentile. Tuck non ha altro modo per convincere Jack che è dentro il suo corpo che  le maniere forti, ma non riuscirà a fargli ripetere gli improperi che lancia quando entrambi saranno al laboratorio e dovrà promettere di non causare dolore fisico al corpo che lo ospita.  Jack lo obbliga a riflettere sull’esperienza unica che sta facendo: vedere parti di sé che nessuno potrà mai vedere. Il commesso gli ricorderà quei piccoli difetti di Lydia che la rendono unica e bellissima ed infine sarà lui a “smontare” l’arroganza di Tuck dicendogli che Lydia si merita un ragazzo migliore. Tuck si arrabbia ma per la prima volta si vede attraverso gli occhi di un altro e si mette in discussione. Alla fine del film, dopo rocamboleschi inseguimenti nel mondo all’esterno e viaggi perigliosi all’interno del corpo umano, i due personaggi saranno cresciuti e cambiati per sempre in meglio.


Questa commedia aveva bisogno di interpretazioni capaci di valorizzare gli incalzanti dialoghi e la scelta degli attori non poteva essere più riuscita. Bravissimo Martin Short che, nonostante le situazioni assurde dove il suo personaggio viene catapultato,  non è mai sopra le righe rimanendo credibile dall’inizio alla fine. Indovinata la scelta di Dennis Quaid per interpretare Tuck, sia per il suo aspetto fisico sia per il suo sorriso particolare che lo rende simpatico a prima vista. L’incantevole Meg Ryan, all’inizio della sua carriera,  mantiene la sua eleganza e distinzione pure interpretando  alla perfezione un ruolo comico. Una menzione speciale si deve alle splendide se non sbalorditive ricostruzioni degli organi del corpo umano, visti da occhi piccoli quanto una cellula, e al sorprendente quanto accurato e plausibile viaggio della navetta all’interno di essi e dei loro misteri: i ritmi delle pulsazioni del cuore che seguono i sentimenti del suo proprietario, la tempesta del mare di succhi gastrici, il tetto di cellule di grasso, le corse dei globuli rossi, quasi dei cavalli al galoppo. L’oscar per gli effetti speciali è stato meritato. Una commedia fantastica, dunque, divertente che ci permette di saltare a piedi pari nel mondo della fantasia e forse  di fermarci poi a riflettere, dopo aver palpitato e riso insieme ai personaggi, sul nostro bellissimo, affascinante e ancora incredibilmente misterioso corpo umano. 

Per vedere il trailer: http://www.mymovies.it/trailer/?id=21404

Nessun commento:

Posta un commento