venerdì 17 aprile 2015

Cattivi pensieri (1976)

di Ugo Tognazzi


Il 1976 è l’anno della consacrazione artistica di Edwige Fenech con il salto di qualità nel cinema che conta. Regia di Ugo Tognazzi. Film: Cattivi pensieriUna pellicola indefinibile, a metà strada tra l’erotico, il giallo e la commedia che non piace a molti, ma che a nostro parere è un piccolo gioiello. Marco Giusti la definisce “uno dei lavori più disastrosi di Ugo Tognazzi … di una noia paurosa… ripetitivo come pochi”. Paolo Mereghetti parla di un prodotto “assai curioso e perfino disturbante, ma ingiustamente bistrattato”. Il soggetto è di Antonio Leonviola, la sceneggiatura dello stesso Tognazzi,  i dialoghi di Enzo Jannacci e di Beppe Viola (che interpreta il commissario). Cast: Ugo Tognazzi, Edwige Fenech, Massimo Serato, Luc Merenda, Paolo Bonacelli, Orazio Orlando, Piero Mazzarella, Veruschka, Mircha Craven, Mara Venier e Ricky Tognazzi. 


Un film erotico puro piuttosto ben fatto, niente a che vedere con il giallo e con la commedia sexy, lo abbiamo visto con piacere diverse volte nel corso di questi anni. Per chi vuole apprezzare Edwige Fenech in una delle interpretazioni più “calde” della sua carriera è un film imperdibile. Nuda così non l’avevano mai vista e soprattutto in situazioni piuttosto scabrose, quasi sempre immaginate nel corso di parti oniriche da un Tognazzi che interpreta un marito convinto di essere cornuto. La Fenech regge tutto il film con la sua conturbante presenza di moglie stupenda e fedele che il marito immagina puttana e fedifraga. L’avvocato Mario Marani (Tognazzi) non parte da Malpensa per colpa della nebbia e quando torna a casa vede due piedi nudi maschili nell’armadio di casa. Crede che la moglie nasconda un amante e per vendetta decide di chiuderlo nell’armadio, di sprangare casa e di partire per una battuta di caccia insieme ad alcuni amici. 


Durante la giornata il marito immagina una serie di situazioni scabrose con protagonista la moglie e i presunti amanti. La Fenech è molto bella, vestita da borghese elegante, con una mise sensuale, il viso angelico e provocante. Tra le parti oniriche ricordiamo una scena molto spinta tra Edwige Fenech e Luc Merenda (donnaiolo venezuelano) che scopano sopra un tavolo e poi si lanciano sul letto a rallentatore. Un altro rapporto immaginario mostra la Fenech insieme a Mircha Carven (attore porno), maestro di sci di Madonna di Campiglio che come un novello Sandokan delle nevi uccide un orso e poi fa l’amore con lei pieno di graffi sulla pelle. I sogni di Tognazzi si alternano a scenate di gelosia e umiliazioni come quando in un albergo di Torino fa sollevare la gonna alla moglie e dice: “Fammi vedere le cosce. Tirati su la sottana. Quanti te l’hanno infilato lì dentro?”. 


Lei pare disinteressata e reagisce svogliata. Un altro sogno mostra la Fenech nuda in piscina circondata da uomini con enormi peni eretti finti. Molto eccitante la parte onirica con il socio di Tognazzi (Orazio Orlando) che insieme alla Fenech osserva due cavalli fare l’amore. Un richiamo esplicito a La bestia di Walerian Borowczyk (1975), film erotico che un anno prima aveva fatto scalpore.  In ogni caso la parte che più si ricorda ritrae la Fenech mentre si getta nel fieno e si mette a novanta gradi, “preparandosi animalescamente” al rapporto. Infine a bordo di un aereo privato di un amico industriale la Fenech cita Emmanuelle di Just Jaeckin (1973) e “la scopatina in volo” di Sylvia Kristel. Subito dopo Tognazzi immagina un rapporto sessuale tra lei e il fratello (Paolo Bonacelli), noto playboy. 


Interessante pure questa sequenza che vede la Fenech vestita da dark lady con stivaloni a tacco alto e gonna corta mentre si denuda lentamente e si fa fotografare con disinvoltura prima un seno e poi le natiche. “Bel puttanone, fammi vedere il tuo seno”, dice Bonacelli arrapato mentre la fotografa. Tognazzi immagina anche la moglie in un rapporto saffico mentre concede un bacio appassionato alla bionda Yanti Somer. Queste scene sono il punto forte del film, la Fenech ne esce fuori alla grande interpretando sequenze molto spinte e a tratti quasi surreali. Ricordiamo Tognazzi nudo che spinge la Fenech priva di veli sopra un carrello domestico con le parti intime sapientemente nascoste da un gioco di inquadrature. Alla fine il marito scopre di aver chiuso nell’armadio soltanto il figlio del portiere (Piero Mazzarella), un rivoluzionario da quattro soldi che era entrato in casa per rubare dei  fucili da caccia. 


La polizia salva il ragazzo, vivo per miracolo e grazie all’intervento del fratello di Tognazzi. Un doppio finale ci fa capire che il marito geloso manda avanti da tempo un rapporto con la bella Veruschka. Tognazzi parte in aereo con l’amante, ma immagina ancora la Fenech mentre fa l’amore sul prato dello stadio di San Siro a Milano insieme al figlio del portiere. E pensare che la moglie è insensibile al sesso, rifiuta la corte del fratello e dice che deve ancora innamorarsi per poter andare a letto con un uomo.


Possiamo recepire un velato discorso femminista, mentre il maschio borghese vecchio stampo interpretato da Tognazzi non ci fa una bella figura. Presenze atipiche del film sono una giovane Mara Venier e i divi del porno Veruschka e Mircha Carven, non molto utilizzati. Ricordiamo un giovanissimo Ricky Tognazzi aiuto regista e in una breve apparizione da giovanotto antiborghese. Marco Giusti su Stracult parla di Carmen Russo ma non l’abbiamo vista… pure lui aggiunge un punto interrogativo. 

Per leggere mie recensioni di cinema:http://www.futuro-europa.it/

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